Senso civico

5 AGO 20
Immagine di Senso civico
Sono seduto ai tavoli all’aperto di una trattoria di Cabella, piccolo paesino della val Borbera. Alla mia destra un tavolo con due giovani signore, di fronte a me un tavolo con due uomini sulla cinquantina, parlano di mostre d’atre orientale e sulla tovaglia poggiato in bella vista Repubblica. Ad un certo punto le giovani donne se ne vanno e poco dopo uno dei due uomini scoppia in una risata e spiega al suo compagno di tavolo che “facendo manovra con la macchina ne ha seccate due” e giù a ridere “roba da matti, per uscire dal parcheggio ne ha centrate in pieno due, ma quella non sa guidare” e continua a ridere mentre la vetturetta delle due donne fa il giro della piazza e lentamente, ripassando davanti alla trattoria, si avvia per la sua strada. Io non sono uno che può parlare i senso civico, di solidarietà, di partecipazione, di impegno sociale e di tante altre belle cose di cui possono disquisire il lettori di Repubblica, figuriamoci, io sono uno screditato berlusconiano, però, fossi stato al posto di quel signore e avessi assistito alla scena, mi sarei alzato, avrei preso, con tutta tranquillità, il numero della targa dell’investitrice e avrei messo un biglietto sul parabrezza delle due macchine ammaccate con segnato il mio numero di telefono e la mia disponibilità a testimoniare l’accaduto. Anche se testimoniare può essere seccante e portar via tempo prezioso a dotte riflessioni escatologiche. Già, ma io non sono uno che predica su come cambiare il mondo, su come moralizzare la vita pubblica, su come ridefinire i massimi sistemi e su come educare le future generazioni: io sono solo un povero cittadino incolto, mi credo una persona per bene, penso di dover fare la mia parte e, quando è il momento, voto Berlusconi. Roba da arrossire di vergogna. O no?